IL CAMMINO DI EVA
Nascere, vivere, morire, che senso ha?
Questa domanda mi ha accompagnata, si può dire da sempre, nel corso della mia vita. Poi il mio incontro con l’argilla ed il mio amore per la scultura.
Anno dopo anno la mia ricerca artistica, le cui immagini hanno origine dal mondo dell’inconscio, mi ha portato verso un cammino di gioia e di fatica,
che mi ha aiutato a capire, mi ha dato delle risposte.
Ma, per poter comprendere veramente, dovevo tornare indietro nel tempo ed iniziare il cammino
dall’origine, dal passaggio dei primi esseri umani sulla terra, della prima donna: Eva, il cui nome, in ebraico, vuol dire “vita”. Con l’aiuto delle
mie sculture cercavo di capire che cosa potesse avere provato Eva, quali emozioni accompagnassero la sua solitudine dopo la caduta, quando il caso mi
è venuto drammaticamente incontro.
Nel 1982, per questioni ereditarie, ho perso il mio Paradiso Terrestre: un incantevole giardino dai forti profumi
del Sud, che scendeva fino ad immergersi nelle acque trasparente del mare di Scilla, la cui magia è stata cantata da Omero. Solo allora credo di
aver capito veramente che cosa possa avere provato Eva senza il suo Paradiso, e quanto difficile debba essere stato separarsene ed iniziare un cammino
che la portava verso mondi sconosciuti. Nel suo cammino Eva è sola con i suoi sentimenti e con la natura, è sola con le forze del mare e del vento,
sospesa fra cielo e terra. Un passo dietro l’altro attraversa deserti e prati fioriti, impara a non aver paura della solitudine, a conoscere le sue
forze ed i suoi limiti, ritrova fiducia in sé stessa, ritrova sé stessa, raggiunge nuove certezze, capisce che la vita è una continua rinascita, e che
deve morire per poter nascere veramente. Sa che, per potere capire ed amare la vita, deve conoscere la gioia ed il dolore. Sa che, alla fine del
suo cammino, ci sarà una ricompensa, un nuovo paradiso, una nuova armonia.
Forse, come scrive G. Eliot: “ … la fine di tutto quel nostro esplorare
sarà di arrivare nel punto da cui eravamo partiti e lì, finalmente, conoscere il posto per la prima volta”. Questa è la storia di Eva e dell’esistere.
Io l’ho raccontata attraverso le mie opere, che nascono dal mare e dal vento, e che riguardano quella parte della mia ricerca artistica che va dal 1982
al 1992, cioè da un momento di separazione conflittuale ad una serena riconciliazione. Dieci anni di lavoro e di esperienza, tanto, quanto è durato
il viaggio di conoscenza di Ulisse, prima del suo ritorno ad Itaca.
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